Massimo de Giuseppe: Geopolitica e Martirio in Centroamerica
Intervista: Dicembre 16, 2025 | Milano, Italia.
Il professore Massimo de Giuseppe analizza il martirio di Romero nel contesto del passaggio alla Nuova Guerra Fredda, segnato dall'elezione di Ronald Reagan e da un irrigidimento sovietico. Questo scenario globale provocò un'esasperazione della controinsorgenza in Centroamerica, alimentando il ciclo rivoluzione-contro-rivoluzione.
Lo storico distingue la violenza centroamericana da quella del Cono Sud (Cile/Argentina), dove la morte era occultata nel fenomeno dei desaparecidos. In El Salvador, l'obiettivo era la "apparition": la morte veniva esibita al fine di terrorizzare la popolazione rurale e contadina, una tattica di terrore che si ritrova oggi nel narcotraffico.
Romero, in questo scenario, trascende le dinamiche istituzionali e ideologiche. Egli incarna la complessa dimensione del meticciato e della pluriculturalità latinoamericana. Il suo ruolo di pastore si lega alle antiche devozioni rurali e indigene, dove il sacro e la terra si connettono intimamente.
Questa connessione è palese nella devozione popolare: le anziane portavano sacchetti di mais, simbolo del raccolto e della sopravvivenza, sulla sua tomba. La stessa dinamica si vive nei villaggi latinoamericani. Romero rappresenta quindi il popolo salvadoregno in modo profondamente incarnato, impressionando anche gli osservatori laici.
Il processo di venerazione nei confronti di Romero ha una dimensione esplosiva che supera le dinamiche istituzionali della canonizzazione. La sua figura umile, vittima di un martirio quasi cristologico, si radica in un passato antico e rappresenta un simbolo di sopravvivenza spirituale per l'intero continente.